Blog: http://bloGodot.ilcannocchiale.it

Cartoline di Pasqua

I nonni, tutti interi, ottant'anni e giù di lì. Lei vaga da una stanza all'altra, non ricorda proprio tutto, ma le brillano gli occhi davanti ai suoi dodici nipoti. Lui è geloso di lei come se avessero ancora vent'anni, la cerca con lo sguardo quando si allontana. Lei parla, parla, parla. Lui dice pochissime parole, ma non c'è alcun dubbio: sono quelle giuste.
Il bel viso di lei è raggrinzito da mille piccole rughe che sorridono. Lui ha la pelle dura e liscia, forte come forte è stato in tutta la vita. Instancabile commerciante dal cervello fino. Contadino per passione, chino sui suoi orti ogni domenica, dopo la messa, fino a sera. Tornava a casa su un Ciao bianco scassato, carico di pomodori rossi e verdi. Mica gonfi e perfettamente rotondi come quelli che si vedono ora nei supermercati. No. I pomodori di nonno erano deformi, pieni di protuberanze, alcuni microscopici, altri giganteschi, metà beccati dagli uccelli. Ma profumavano. Che delizia spremerli sul pane a merenda, con nonna che versava l'olio e spruzzava il sale, aggiungendo foglie di basilico a profusione.

I nonni hanno la sesta elementare, parlano un italiano stentato ma decoroso. I nonni sono intelligenti: lei ama il bello come se avesse un buon gusto innato, lui riesce a fare calcoli complicatissimi a memoria. Hanno cinque figli. Hanno fatto studiare tutti - due maschi e tre femmine - sfornando medici, insegnanti, biologi e ingegneri. Le pareti di casa sono decorate delle medaglie che i ragazzi conquistavano a scuola. Alla vecchia maestra del paese, quando incontra noi nipoti, si allarga il viso in un sorriso di sole.

La famiglia. E' stata l'ossessione e il seme che hanno gettato nel campo della vita, è stata l'edera, la maniglia, la rete di protezione. Dovevamo essere i più bravi. Belli non importa, bravi sì. Dovevamo accorrere dove c'era bisogno di noi: mai nessuno avrebbe dovuto restare solo. E di tempeste ne sono passate: grandine a volontà, stagioni di ghiaccio, paure. E' da gente come loro che s'impara la solidarietà. La lezione che è arrivata a me: si può guardare fuori, dedicarsi agli altri, fare politica "nobile" soltanto se si è solidi e uniti dentro. Soltanto se c'è qualcuno pronto a sorreggerci quando crolliamo.

Abbiamo visitato il cimitero del paese, a Pasqua. C'è una cappella pronta per la nostra famiglia, in uno spiazzo circondato dalle montagne. Otto lastre di marmo, intonse, nel silenzio. Vorrei non averle viste, vorrei non doverci tornare, vorrei non doverci versare lacrime.
Passiamo, passeremo tutti. Ma noi siamo grazie a quelli che sono stati prima di noi e saremo quello che lasciamo.
Spero che i nonni non abbiano sentito chi ha l'arroganza di sostenere che il figlio del professionista non sarà mai uguale al figlio dell'operaio. Noi ne abbiamo pietà. Pietà, non rispetto.

Pubblicato il 18/4/2006 alle 16.21 nella rubrica Pennellanea.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web