Blog: http://bloGodot.ilcannocchiale.it

Gli orchi e la fraternità

Un bimbo ucciso a badilate, sassi dal cavalcavia, stragi sataniche, il sempiterno dibattito sulla pena di morte. La solita domanda filosofica che imperversa: "L'uomo è cattivo?"
Meno male che ieri sera abbiamo rivisto "Film rosso", il terzo film della trilogia "Trois couleurs" (dedicata ai colori della bandiera francese e ai tre valori della libertà, uguaglianza e fraternità) del grandissimo Kieslowski, eletto senza ombra di dubbio Nostro Regista Preferito. Meno male perché la stessa domanda - "L'uomo è cattivo?" - è al centro del rapporto tra il giudice spione (Jean Louis Trintignant) e la giovane modella studentessa (Irene Jacob). (Parentesi: che amicizia sublime, che dialoghi sapienti, che arte). Il giudice sostiene di aver abbandonato la toga perché a un certo punto si è reso conto dell'impossibilità "ontologica" del giudizio. Come fa un uomo con una storia completamente diversa a giudicare le azioni di qualcuno? Come fa a mettersi nella pelle degli altri? Come fa a emettere sentenze?

Il giudice siamo noi qui, seduti alla nostra scrivania, accanto ai nostri libri, col nostro benessere dipinto sulla faccia. Noi che ci chiediamo: chi siamo noi per giudicare?

Ma la studentessa dice no. Non è vero che non si può giudicare. Non è vero che bisogna restare inermi. Non è vero che il bene non si può distinguere dal male. E allora raccoglie il cane ferito che ha appena investito. E allora spinge il giudice, che ascoltava le conversazioni telefoniche dei vicini, ad autodenunciarsi. E allora soffre per il fratello che si buca. E allora sopporta un fidanzato insopportabile. E allora aiuta la vecchietta per strada a infilare le bottiglie nel cassonetto per il vetro (particolare presente in tutti e tre i film della trilogia, ma negli altri due i protagonisti restano a guardare).

La studentessa siamo di nuovo di noi. Illuminati. La fraternità si costruisce, la fraternità è riuscire a indignarsi, la fraternità è saper soccorrere chi ha bisogno di noi, la fraternità è lasciare andare chi non ha bisogno di noi.
La fraternità, la libertà e l'uguaglianza (in senso lato: i valori) sono le uniche ancore di salvezza per non morire soffocati dal nostro destino, e dall'angoscia che porta con sé. Perché siamo donne e uomini, accomunati dalla fine. E' per questo, vedete, che non potremo mai accettare la pena di morte. Quella condanna ce la portiamo tutti dentro. Ma il giudizio ci restituisce la nostra umanità. L'intelligenza di riconoscerci fratelli, tutti, ma di riuscire a distinguere (e punire?) i cattivi. Gli orchi. Che esistono, proprio come i buoni.

Pubblicato il 3/4/2006 alle 17.11 nella rubrica Cinemascopico.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web