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Gente così, senza futuro



Flessibilità è precarietà? A noi la risposta pare evidente: sì. E non è una risposta ideologica e aprioristica, si badi bene. E' la risposta che deriva dall'analisi dei risultati delle nuove politiche del lavoro introdotte negli ultimi anni.
Se ne occupa sul Sole-24 Ore di oggi Fiorella Kostoris, moglie dell'economista Tommaso Padoa Schioppa ed ex presidente dell'Istituto studi di analisi economica (Isae), in un articolo dal titolo "Giovani e lavoro, i segni del disagio". Poiché, come avrete capito, siamo patiti dei dati e dei numeri (tutt'altro che incompatibili con il nostro amore per la poesia e la letteratura), leggiamo:

Secondo le cifre diffuse  dalla Commissione europea nel 2004 risulta che di 100 europei originariamente assunti con contratto temporaneo, dopo un anno nemmeno un terzo conquisterà un posto permanente, 44 saranno ancora temporanei, tre si saranno messi in proprio, quattro saranno tornati agli studi e 16 resteranno temporanei, mentre ben 21 si troveranno inoccupati.
In Francia, dopo sei anni, il 62% dei dipendenti inizialmente temporanei godrà di una posizione permanente, il 16% sarà ancora a tempo definito, l'11% sarà in cerca di lavoro, il 9% inoccupato in altra forma. In Italia, dei 100 che in origine avevano un contratto temporaneo, dopo sei anni solo 47 disporranno di un "posto fisso", 18 saranno ancora temporanei, nove saranno disoccupati e ben 16 saranno fuori dal mercato (presumibilmente nel sommerso: la somma percentuale non fa cento perché esistono altre tipologie di sbocchi).
E' perciò comprensibile che un grandissimo numero di giovani viva in Europa la prospettiva drammatica della precarietà: poco più della metà in Italia e poco meno del 40% in Francia di quelli tra coloro che oggi entrano nel mondo del lavoro con contratti temporanei (ormai la metà dei neoassunti) non avrà probabilmente un posto sicuro neanche dopo il 2010.

Le conseguenze sono facili da immaginare. Ecco perché, quando i nostri politici si sbracciano a parlare di politiche della famiglia, di welfare e di pensioni noi abbozziamo un sorriso. E torniamo a sbandare sul pavimento di gomma del nostro eterno precario presente. Con la cecità, il respiro corto e la realtà "reality show" che hanno costruito a tavolino. Appositamente per noi, giovani invecchiati a una dimensione.

Pubblicato il 28/3/2006 alle 12.18 nella rubrica Diario.

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