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Poesia di deserto, deserto di poesia



Oggi (compleanno di Alda Merini, come ricorda lei), si celebra la Giornata mondiale della poesia, indetta dall'Unesco.
Quest'anno è dedicata al deserto. Alle voci delle dune. Alle grida dimenticate che bucano i silenzi interminabili dal Senegal, dal Mali, da Capoverde, dalla Tunisia, dall'Algeria, dal Marocco e dall'Afghanistan. Ai versi che nascono nelle tante Afriche del mondo. Come quelli di Léopold Sedar Senghor, il poeta senegalese della "negritudine":

L'uragano

L'uragano tutto svelle intorno a me
L'uragano svelle in me foglie e parole futili.
Turbini di passione sibilano in silenzio
Ma pace è sul tornado arido, sulla fuga della stagione delle piogge!

Tu Vento ardente Vento puro, vento della-bella-stagione, brucia ogni fiore ogni pensiero vano
Quando la sabbia ricade sulle dune del cuore.
Anvella, ferma il tuo gesto di statua e voi, fanciulli, fermate i vostri giochi e le vostre risa d'avorio.
A te consumi la voce insieme col corpo, secchi il profumo della tua carne
La fiamma che illumina la mia notte, come una colonna e come una palma.
Infiamma le mie labbra di sangue, Spirito soffia sulle corde della mia kôra
Che si levi il mio canto, puro come l'oro di Galam.

Più poesia per tutti. Che meraviglia se nei programmi elettorali ci fosse questo impegno.
Se chi passa da queste parti ha voglia di lasciarci qualche verso-orma, ci facciamo deserto.


Pubblicato il 21/3/2006 alle 16.19 nella rubrica LetterariaMente.

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