Blog: http://bloGodot.ilcannocchiale.it

E parto e torno nella mia casa di stazione



Avorio nell’aria, come di sorrisi e biglie di cristallo rotolate tra i rintocchi di una sagra di paese

Suoni stranieri al di là delle pareti, mormorìi e cigolìi di portoni sempre aperti:
svolazzano fantasmi neri senza spaventare.
E in cortile momenti di seta, a sera, sbirciati dagli scuri semichiusi

un soppalco che invidio recintato di quadri, una lampada rossa come il divano che vorrei
– chissà che libri sugli scaffali –

ombre di intimità
che tacciono
i neon diurni di uffici e corridoi
il sangue delle notizie aspre
la guerra la guerra sempre lei
tumori da sconfiggere
elezioni da turarsi il naso
spacci e patti
camorre e sporcherie

Siamo le ombre d’intimità, mi dico, non questo

e tento di sottrarre al silenzio l’eco di un treno che riparte
e alla vista il getto del vapore
li ritaglio nella bandiera arcobaleno appesa al balcone di fronte
e parto e torno nella mia casa di stazione.

(emmeper)

Pubblicato il 27/1/2006 alle 15.42 nella rubrica Le nostre poesie.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web