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One book, one community?



Tutta Mantova, a breve, leggerà  "Jolanda, la figlia del corsaro nero" di Emilio Salgari. L'iniziativa, lanciata al Festivaletteratura, sta entrando nel vivo, come apprendiamo oggi dalle pagine di Repubblica: dal 3 febbraio comincerà la distribuzione del libro. "Ventimila copie del romanzo stampate e regalate a tutti i cittadini, una copia ogni due abitanti alfabetizzati, corredate da caldo invito a leggere nelle stesse settimane lo stesso libro", spiega l'inviato Michele Smargiassi.
Naturalmente l'idea è importata pari pari dagli Usa, come ogni evento che si rispetti. La prima lettura comunitaria - all'insegna dello slogan "One book one community" e della convinzione che "se una comunità apre lo stesso libro, quando lo chiude è più unita" - è avvenuta a Seattle nel 1998, dilagando poi in 46 Stati americani, in Australia, in Canada e in Gran Bretagna.
Ora, da lettori accaniti e onnivori, non possiamo nascondere una certa perplessità. Che poi, dobbiamo riconoscerlo, emerge anche dall'articolo di Smargiassi. Non è che siamo davanti all'ennesimo fenomeno iperconsumista? Non è che sarà tutto un proliferare di gadget, feste e festicciole, cene a tema nei ristoranti, percorsi finto-culturali, merchandising a volontà?
E ancora: in base a quali criteri viene scelto il libro "collettivo"? Tecnicamente, il requisito indispensabile deve essere l'assenza di diritti d'autore: un romanzo che possa essere ristampato e fotocopiato senza rischi e senza costi. Quanto ai contenuti, però, già ci immaginiamo le discussioni nei municipi. Via i libri politici, quelli troppo difficili, la poesia (per carità, non la legge nessuno). Molto molto meglio le imponenti saghe fantastiche, le avventure che tengono col fiato sospeso. Con la speranza (ingenua?) che i bambini, a scuola, possano parlare anche di Jolanda oltre che del Grande Fratello. La lettura è una festa, non lo mettiamo in dubbio. Può unire le persone come non mai. Ma stiamo attenti a non trasformarla nell'ennesima Halloween di casa nostra. Stiamo attenti a non farla diventare l'ennesimo fenomeno da baraccone.
Una soluzione ci sarebbe: ci sono libri che davvero meriterebbero di essere letti da tutti, in tutta Italia. Noi proponiamo "Se questo è un uomo" di Primo Levi. E voi? 

Pubblicato il 20/1/2006 alle 12.41 nella rubrica LetterariaMente.

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