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Galleria di lettori 3/ I "naturisti"

I beniamini più ancorati alla realtà sono i naturisti: non leggono, se non all’aperto, in totale sintonia con la natura. Di solito prediligono la spiaggia: le dune incontaminate e selvagge delle coste caraibiche, ma anche gli stabilimenti popolari della riviera romagnola. Arrivano in riva al mare, stendono l'asciugamano, si spalmano la crema solare e poi si immergono, anziché nell’acqua, nei loro castelli cartacei. Più scomodi ancora dei tradizionali bloccati a letto e dei dovemipare ancorati sugli autobus: perché, a differenza di questi ultimi, i naturisti non sono affatto elastici. Se la storia non si conclude, sono capaci di restare sulla spiaggia fino a catturare l'ultimo scampolo di sole, prima che venga ingoiato dall’orizzonte. I tramonti sono il massimo del godimento: quando la luce si fa rosa e arancio, sulle pagine scorre un filtro magico che irradia di calore anche il racconto più malinconico. Sotto l'influsso della palla infuocata che rotola a picco sulla linea curva del mare, anche Gustav Von Aschenbach sembra un innocuo villeggiatore animato da purissime intenzioni in quel di Venezia. Il perfido Sauron viene quasi giustificato per la sua umanissima sete di potere sulla Terra di mezzo. Persino la madre di Amleto e il re di Danimarca potrebbero passare per una coppia di amanti folli, la cui colpa è mitigata dall'amour fou.
I naturisti sono in grado di conversare amabilmente, con un occhio rivolto all’interlocutore e un altro alla pagina stesa sull’asciugamano. Nulla li distoglie dal loro compito: né il sudore che gronda copioso ai lati della fronte, né i granelli di sabbia che si appiccicano sulla pelle e si intrufolano tra le pagine, perline dorate a puntellare la superficie candida della carta, né il sole cocente che appanna la vista e costringe lo sguardo a rattrappirsi, le pupille ridotte a un puntino solitario, ma vigile, annegato nel lago dell’iride.
Li osservi nei parchi delle grandi città, solerti operai della lettura che spuntano con le margherite sulle distese d’erba. Talvolta interrompono il loro dovere per raccogliere un pallone finito sulla loro schiena, mentre gruppetti di ragazzini schiamazzano vicino. Alzano la testa per lanciare un’occhiata furtiva alla ragazza con i capelli biondi che passa in bicicletta. Gridano un "sta attento" al figlio che caracolla sull'altalena, spingendosi troppo in alto senza riuscire a fermarsi, lo stomaco in subbuglio. Per i naturisti, perdersi una storia è un peccato capitale: che siano quelle raccolte nei bauletti spalancati tra le loro mani o quelle che si svolgono attorno a loro. Sorseggiano acqua ghiacciata alle fontane, con il loro segreto stretto in un pugno, abbeverandosi dall'una e dall'altro. Davanti a qualunque fenomeno naturale, estrapolano dalla loro memoria frammenti di immagini raccolte dalla fantasia altrui: un'isola non è mai soltanto un'isola. Può assumere le sembianze del luogo archetipico in cui Arturo scorrazzava da bambino, innamorato del fantasma biondo di suo padre. Può trasformarsi nel labirinto di un'enorme simbolica caccia al tesoro nei mari del sud, a bordo di una goletta sotto la minaccia di feroci pirati. Può diventare l'approdo fantastico e inesistente di una ciurma di bambini mai cresciuti, capitanati da un certo Peter.
Ai loro occhi, la natura è una madre, sempre e comunque. Madre di storie, d'invenzioni, di dolori. Madre di felicità potenziali, tutte da scoprire. I naturisti sono nudisti dell'anima.


(segue con "Gli approcciatori")

Pubblicato il 16/1/2006 alle 19.52 nella rubrica Pennellanea.

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