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Galleria di lettori 2/ I "dovemipare"

La categoria opposta a quella dei tradizionali è quella dei "dovemipare". I tradizionali aspettano la sera e il letto per tuffarsi nei loro sogni di carta? I dovemipare non hanno schemi: possono estrarre l’oggetto del desiderio dallo zaino in qualsiasi luogo e in qualunque momento della giornata. Li incontri sull’autobus, appesi con una mano al gancio che pende dal soffitto. Girano su se stessi, incuranti della folla intorno, come un soffice albero di zucchero filato, con gli occhi persi nel contenuto fantastico delle loro copertine colorate. Li pizzichi bloccati in mezzo al traffico, serafici mentre gli altri strepitano. Merito di quelle pagine aperte sul volante come pistilli al centro di un fiore. All'irritazione rispondono con l’umorismo di un Voltaire. Ai clacson oppongono l'affabulazione di un Gadda. Allo smog replicano con la natura esuberante di un D'Annunzio. Hanno l'antidoto adatto per tutte le evenienze. Li vedi nelle pause di lavoro in ufficio. Mentre i colleghi si precipitano alle macchinette del caffè, come stormi ordinati di rondini, i dovemipare spengono il computer e accendono la mente, estraniandosi dai corridoi di moquette verde, dalle scrivanie grigie e dalla contabilità da tenere. Li scovi nelle cucine, mentre preparano succulenti pranzetti per il coniuge e i figli e intanto, tra una crostata da mettere in forno e una teglia di pollo e patate da tirare fuori, sospirano per la crocerossina Lara e s'indignano per la cattura del dottore. Li sorprendi a correre in bagno, i loro volumi sotto il braccio, pronti a evacuare, in ogni senso.
I tradizionali restano immobili per ore? I dovemipare sono acrobati della lettura, equilibristi dello spazio bianco, saltimbanchi dei caratteri di stampa. I tradizionali hanno bisogno dell'atmosfera? Per i dovemipare ogni atmosfera è quella giusta: è lo spirito, semmai, a fare la differenza. Per questo, nelle loro borse – che siano vanesie pochette ricoperte di paillettes o ingombranti valigione di pelle – ci sono almeno tre scelte: una raccolta di poesie, un romanzo e un saggio. L'evocazione, quando c'è bisogno di amplificare la realtà, metaforizzandola. L'immersione, se serve emigrare altrove, in mondi compiuti. L'analisi, per i momenti di riflessione, quando l’intuizione non è abbastanza. In ogni festa, in ogni riunione familiare, c’è un dovemipare: qualcuno che improvvisamente si rintana in un angolo, in piedi o seduto, per ritagliarsi attimi d’ossigeno narrativo.
Se i tradizionali non tollerano di saltare da una storia all'altra, questo genere di eroi fa dello zapping letterario la propria bandiera. Nei meandri della loro immaginazione l'arrampicatore sociale Julien Sorel diventa il migliore amico dell'ex muratore Mastro Don Gesualdo, l'insoddisfatta Emma s'innamora perdutamente dell'idealista Don Chisciotte, il nevrotico Zeno fuma la sua ultima sigaretta inzuppando una madeleine nel the. Quel ramo del lago di Como si confonde con i gironi dell'Inferno per poi ritrasformarsi in Paradiso. L'insetto mostruoso che si chiama Gregor Samsa è anche l'anatroccolo della favola: la speranza è sempre che a un certo punto possa inarcare ali di cigno per volare via.
Dappertutto i dovemipare intravedono foreste di simboli e ci si perdono. Sono gli unici capaci di restare svegli a oltranza per divorare altra vita, sottraendola al sonno, ingordi di reali fantasie.


(segue con "I naturisti")

Pubblicato il 16/1/2006 alle 18.12 nella rubrica Pennellanea.

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