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I nostri racconti/ I due briganti (una favola per l'anno nuovo)

Doveva soltanto comprare una camicia. Per questo era entrato pimpante in quella boutique del centro. Per questo aveva cominciato a muovere gli occhi veloci, dal basso verso l’alto. Scartate le righe, che odiava, si era concentrato sui quadri. Rigorosamente azzurri. Avrebbe fatto un’eccezione per il bordeaux. Ma non c’erano camicie a quadri bordeaux: o erano troppo rosse o erano troppo viola.
“Posso aiutarla?”, chiese lei, materializzandosi alla sua sinistra.
Lui le gettò un’occhiata fulminea. Gli bastò per liquidarla come tipo B, classe A: trascurata, ma potenzialmente attraente. Preferiva il tipo A, classe B: curatissima, anche se imperfetta.
Alessia, quel pomeriggio, aveva le unghie smaltate di rosso. Ma la vernice si era scrostata in vari punti. “Intollerabile”, pensò Raniero.
Alessia aveva i capelli raccolti, ma disordinatamente: una specie di chignon improvvisato, tenuto insieme da una penna di legno. “Sciatto”, pensò Raniero.
Alessia portava un cardigan lungo, da uomo, color mattone. “Deformante”, pensò Raniero.
“Grazie, faccio da me”, rispose lui, stizzito.
“Come vuole”, disse lei, accennando un sorriso.
“Però, quando sorride…”, pensò lui.
“Esattamente il soggetto che odio”, pensò lei.
Alessia si diresse verso il bancone del negozio e prese a sfogliare distrattamente il giornale. Fu a quel punto che lesse quel titolo, stampato a caratteri cubitali: “Ladro gentiluomo rapina i ricchi per donare ai poveri”. Poi guardò la foto. Nessun dubbio: era lui. Sbarrò gli occhi nella sua direzione. Lui se ne accorse e sfoderò il suo sorriso migliore. La mano di Alessia si avvicinò lentamente alla cornetta del telefono. Lui corse al bancone e la strinse.
Fu un attimo: Alessia riempì svelta la sua borsa di finto coccodrillo con un pacchetto di fazzolettini di carta, le chiavi di casa e un paio di caramelle gommose alla liquirizia. Raniero uscì fuori ad aspettarla. Lei chiuse il negozio in fretta e furia, sbuffando mentre la saracinesca si abbassava automaticamente. “Andiamo”, disse lui. E montarono in sella a un’elegante moto Guzzi.
Da quel giorno, per nove giorni, un raffinato delinquente e un’anonima commessa scorrazzarono per il Paese in lungo e in largo. Si fermarono nella città da bere, con il suo duomo e le sue aziende, i bar pullulanti di modelle e la tangenziale più trafficata dello Stato. Bottino: 100mila euro. Virarono a Est per godersi un giro in gondola tra i 177 canali di una laguna triste, che ancora sa d’Oriente. “Malinconica”, commentò lui. “Romantica”, rispose lei, mentre nascondeva nel reggiseno 10 bigliettoni da 500 euro. Costeggiarono la riviera dei divertimenti e delle ore piccole, respirando la vitalità inesauribile della gente. “La spiaggia fa schifo”, disse lui, infilando nella sella della moto 15.000 euro. “Andiamo a ballare”, propose lei.
Poi entrarono nel cuore verde della nazione, dove le “ti” diventano “di” e le ragazze si chiamano “freghe”. Fu lì, al quarto giorno, accanto alla fontana dagli 85 volti, che Raniero le disse a bruciapelo: “Sposiamoci”. E fu allora che Alessia disse: “No”.
Freschi di altri 20.000 euro, ripartirono alla volta della regione delle terme e dei vini. Si concessero una pausa nella galleria dov’è sempre Primavera e una passeggiata senza rapine su un vecchio ponte di soli orafi. “Sciacquiamo i panni qui”, propose lui. “Nel mezzo del cammino”, aggiunse lei. Scovarono un angolo sul lungofiume. Si spogliarono. Si chinarono a lavare le camicie di lui e il cardigan di lei. Tra uno schizzo e l’altro si baciarono. “Umido”, dissero all’unisono. E lo fecero di nuovo. Poi Raniero le accarezzò delicatamente il seno e lo scoprì grande e turgido. Poi Alessia gli graffiò la schiena. Infine furono l’uno dentro l’altro. E ancora. E ancora. E ancora. “Animalesco”, concordarono soddisfatti.
La tappa successiva fu la capitale. Evitarono l’anfiteatro più celebre del mondo e anche il colonnato ellittico davanti alla basilica. Dopo aver razziato le ville con le finestre blindate dalle grate per racimolare 30.000 euro, si dedicarono alla gastronomia. Gustarono un’ottima tagliata di manzo dietro la fontana dei fiumi. Assaporarono una coda alla vaccinara con tanto rosmarino in un campo dove un mago ermetico arse sul rogo. Mangiarono noccioline arrampicandosi su per il passetto da cui i papi scappavano via.
All’ottavo giorno presero il mare alla volta dell’isola di Arturo e dei limoni, non senza prima sottrarre 13.000 euro ai nobiluomini di stirpe borbonica. Fotografarono le casette gialle e rosa dei pescatori ammucchiate sulla costa. Si fermarono nei luoghi dove l’attore dal cuore debole girò il suo ultimo film sul poeta dal cuore caldo.
Tra due vecchie barche di legno blu, Raniero ripetè: “Sposiamoci”. E Alessia, incantata dal luccichìo del mare e dalla musica dolce che le risuonava dentro, rispose: “No”.
Rimontarono in sella, si imbarcarono per tornare sulla terraferma e proseguirono giù, giù, fino al borgo di fronte allo stretto dove la bellissima fanciulla bevve l’acqua avvelenata della maga. Si amarono nell’antro davanti al famigerato gorgo. Le loro grida, come quelle del mostro, spaventarono i marinai. “Divino”, disse lui. “Mitico”, echeggiò lei.
Era il nono giorno. Avevano accumulato 183.000 euro. Era giunta l’ora di fermarsi.

Veronica sospira: “Mamma, ti prego, raccontamelo di nuovo”.
Alessia ride. Ha i capelli sciolti e lisci. Qualche ruga. Un abito rosso elegante. Un filo di perle intorno al collo.
“Lo sai, tesoro, che domani devi alzarti presto”.
“Ma voglio risentirla ancora”, mugugna Veronica.
“Adesso basta. La damigella più bella del mondo dovrà essere riposata”.
Veronica chiude gli occhi, sognando la corona di fiorellini e il vestito bianco che Alessia le ha preparato. Si apre la porta. Entra Raniero, in giacca grigia. Impeccabile, come nove anni prima.
“Sei pronta?”, bisbiglia ad Alessia, dandole un bacio sulla guancia e rimboccando le coperte a Veronica.
“Adesso sì”, dice lei.
“Finalmente”, risponde lui.
Si danno la mano. Si guardano: due briganti, due complici. Poi escono insieme ad affacciarsi sul gorgo, salutando la luna di ceramica appoggiata sulle onde.

© Emmeper

Pubblicato il 28/12/2005 alle 18.0 nella rubrica I nostri racconti.

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