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Madri "sconvenienti"

Ci sono violenze e violenze. Gli stupri di questi giorni - ancora oggi la notizia di una marocchina stuprata da un connazionale e di una cinquantenne rapinata e violentata - sono la lunga eco dei fatti di Bologna: follie quotidiane che soltanto saltuariamente trovano spazi sui media. Sfoghi di disperazione puramente maschile, abominevoli.
Ma ci sono anche le violenze meno efferate e più sottili: quelle inferte col mobbing, con i compromessi sottintesi, con l'arma sempre efficace del potere, tutto maschile anche oggi. Ci sono le colpevolizzazioni e le discriminazioni. A partire dalla più antica - quella nei confronti della maternità - rimasta intatta nella sua assurdità.
Silvia Ferreri, regista del Centro sperimentale di cinematografia, presenta stasera al cinema Quattro Fontane di Roma il suo documentario "Uno virgola due", con Miriam Mafai a coordinare il dibattito: 1,2 è il tasso di fecondità delle italiane, slittato recentemente da 1,33 a 1,29. La Ferreri spiega così il suo progetto:

"Nasce da una domanda: mi chiedevo come mai, sempre più spesso, sentivo le donne lamentarsi per soprusi e ingiustizie subite sul lavoro durante o dopo la maternità. Ho deciso di iniziare una ricerca e ho pubblicato annunci sui giornali per chiedere alle madri di scrivermi e di raccontarmi le loro storie.
La quantità di testimonianze ricevute mi ha fatto capire quanto il problema fosse esteso a un gran numero di donne, senza distinzione di provenienza o classe sociale. Donne che vengono punite per aver avuto un figlio, donne a cui vengono tolte le mansioni di responsabilità, donne che vengono licenziate o, quando la legge non lo permette, vengono messe in condizioni tali da essere costrette a lasciare il proprio lavoro.
Intanto l’Italia è in allarme. Da anni è il Paese con la più bassa natalità al mondo. Il numero medio di figli per donna è fermo a uno virgola due. Poco più di un figlio a testa. Chi ha sfidato il sistema una volta, quasi mai ripete l’esperienza." 

Storie di commesse, impiegate di banca, ricercatrici e addette al marketing. Storie di chi torna madre in ufficio e non trova più sedia e scrivania. Storia di "selezionatori di risorse umane" che storcono il naso. Storie di decine di nostre amiche. Storie che non vorremmo più ascoltare.


Pubblicato il 1/12/2005 alle 13.24 nella rubrica Femminismi.

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