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Amarcord/ Ritorniamo al futuro

Lo confessiamo: ieri sera abbiamo rivisto in Tv "Ritorno al futuro II", il nostro film preferito della trilogia di Robert Zemeckis. Felici e divertiti come bambini. Abbiamo anche pensato che chi non era bambino o adolescente negli anni Ottanta non può apprezzare fino in fondo le avventure di Marthy McFly e di Doc Brown con la sua DeLaurean. In "Back to the future" c'è un'idea di futuro che oggi non abbiamo più. C'è l'audacia di immaginare un 2015 fatto di macchine e skate volanti, giacche che si "adattano" alla taglia di chi le indossa, baristi e camerieri sostituiti da computer. Fantasie che oggi strappano un sorriso, per giunta amaro.
"Ritorno al futuro" è l'ottimismo di un decennio euforico, l'entusiasmo di chi cresceva credendo di poter riuscire a manipolare persino il tempo. E' una fantascienza spicciola, per nulla sofisticata. Dopo sarebbero arrivati Matrix, Intelligenza artificiale e Minority Report. Dopo l'ottimismo sarebbe stato triturato dentro matrici misteriose come inconsci digitali collettivi. Io che manipolano altri io. Tecnologie e fughe virtuali davanti ai monitor, con i corpi inchiodati a terra e i sogni trasformati in desideri indotti da qualcun altro. O da qualcos'altro.

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Pubblicato il 14/11/2005 alle 12.19 nella rubrica Amarcord.

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