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Post-it/ Na tazzulella 'e cafè

Dove celebrare il caffè, se non a Napoli? Per gli amanti delle tazzine fumanti, come noi, si prospetta un week-end niente male: nel capoluogo campano va in scena «Caffest - Il caffè a Napoli», giunta alla sua terza edizione (appuntamento dalle 10 alle 20, presso le sale Attigua e Italia del Castel dell'Ovo).

L'ingresso del caffè nelle abitudini partenopee risalirebbe al 1600, quando i commercianti veneziani lo portarono in Italia seguendo le rotte marittime che univano l'Oriente con Venezia e Napoli. Ma è il 1700 il secolo d'oro dei chicchi neri, grazie alla nascita dei Caffè, luoghi di ritrovo dove gli intellettuali amavano raccogliersi per degustare il caffè e intrattenersi a chiacchierare. Un'abitudine che non poteva non attecchire a Napoli, patria del babà e della sfogliatella, di Pulcinella e della pizza, della canzone dialettale e di certa indimenticabile comicità.
E il caffè a Napoli - ve lo diciamo noi che ci abbiamo lasciato il cuore - ha un gusto unico al mondo. Il perché resta un mistero: qualcuno lascia intendere che un segreto copra l'acqua o le miscele utilizzate. Qualcun altro è convinto che è l'amore con cui viene preparato a garantirgli un aroma magico.

Nel suggestivo scenario di Castel dell'Ovo, i visitatori potranno immergersi nella storia del caffè e andare a caccia di curiosità e aneddoti. Scoprendo, ad esempio, che Luigi XIV ne era talmente innamorato da prepararlo personalmente ai suoi ospiti. O che Papa Clemente VIII, invitato da alcuni fanatici cristiani a interdire la bevanda del diavolo, ne assaggiò una tazza e decise di santificarlo. 

Sarà possibile seguire itinerari tematici per capire come il caffè, da secoli, ha ispirato artisti e letterati: dal mito al cinema, dalla medicina alla letteratura, dal design alla fotografia. Si potrà ammirare la celebre tazzina immortalata nella natura morta di Francisco de Zurbaran del 1633, insieme con le opere di Monet e di Silvestro Lega. Ce n'è anche per gli appassionati di linguistica: percorsi culturali ad hoc per analizzare le varie traduzioni della parola caffè in tutto il mondo. In mostra poi  antiche macchine napoletane, macchine espresso, macinini antichi e moderni, appartenenti alla collezione privata di Luigi Castagnola, proprietario del bar Mexico. E infine piante, miscele, chicchi e chi più ne ha più ne metta.

Si finisce in bellezza, alle 18.30, assistendo alla piece teatrale di e con Cinzia Mirabella, "La tazza la posa e la lettura del caffè". Dimenticavamo: le degustazioni sono assicurate. Rispettando alla lettera il decalogo di Talleyrand, nominato da Napoleone principe di Benevento: «Un buon caffè deve avere quattro qualità: essere nero come il diavolo, caldo come l'inferno, puro come un angelo e dolce come l'amore».

P.S. L'immagine che accompagna questo post è opera di Soledad Agresti, giovane artista di Formia che abbiamo "pescato" in rete e che ci sembra in gamba...

Pubblicato il 15/9/2005 alle 12.32 nella rubrica Post-it.

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