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Post-it/ Apollo 11 viaggia in celluloide

Per molti di voi Apollo 11 è soltanto il nome della navicella allunata il 20 luglio 1969. Per gli abitanti del rione romano Esquilino, il più multietnico della Capitale, è anche qualcos'altro: un'associazione nata nel 2001 per volontà di un gruppo di artisti "innamorati" del quartiere. Da allora Apollo 11 di strada ne ha fatta e di battaglie ne ha combattute tante. Portando una ventata di dialogo e cultura in un rione avvelenato dai contrasti tra i residenti romani e i tanti immigrati extracomunitari.

Nasce da questo retroterra la nuova iniziativa in cantiere, presentata stamattina al
"Piccolo Apollo", un vecchio magazzino dell'Istituto tecnico Galilei che era stato distrutto da un incendio e che ora, ristrutturato, rappresenta la suggestiva sede di gran parte delle attività dell'associazione. Si chiama "Esquilino Affair", parafrasando il titolo di una trilogia di successo del cinema di Hong Kong, "Infernal Affairs". Ed è una "sei giorni" di proiezioni gratuite di pellicole di Hong Kong e di Bollywood, che parte proprio con il film numero 1 della trilogia, domenica 11 settembre alle ore 21 nel cortile dell'Itis Galilei. La rassegna, organizzata con il sostegno del Comune di Roma, sarà preceduta e introdotta dalla proiezione, alle ore 19, di "Made in Hong Kong", un documentario di Giuseppe Baresi sul cinema dell'ex colonia inglese. «Tra i più vitali del pianeta», ha precisato l'esperto Alessandro Borri. «Basti pensare che Martin Scorsese sta girando il remake hollywoodiano di Infernal Affairs».
«Vogliamo coinvolgere le comunità cinese e indiana, fortemente presenti all'Esquilino - ha detto Mario Balsamo, componente del Gruppo Cinema di Apollo 11 - ma cerchiamo anche la contaminazione con un pubblico più tradizionale, offrendogli la possibilità di vedere film senza circuito oppure non ancora usciti in Italia». Di qui il criterio di selezione utilizzato: film pop, di cultura popolare, scelti con le videoteche indiane e cinesi del rione, che però si ispirano anche alle tendenze popolari occidentali. Tutti rigorosamente in lingua originale, con i sottotitoli in italiano.

Contaminazioni, appunto. Come quelle che Apollo 11 ripropone per la Notte Bianca del 17 settembre per il ciclo "Poeti dal mondo". Il titolo è già il programma: "Le poesie della festa: la notte dei poeti - poeti per una notte". Una manifestazione itinerante (l'appuntamento è alle ore 22 all'Arco di Gallieno, via di San Vito) durante la quale poeti, cantori e cantastorie rievocheranno la festa nei diversi luoghi della loro memoria, accompagnati dai fiati della Brassmati Awlrkestra. Invitando tutti a scendere nelle strade per unirsi a loro.
Ve lo immaginate? Poesia al megafono per le vie di Roma, fino alla bellissima quanto bistrattata Piazza Vittorio. «Bisogna riappropriarsi di ciò che è vicino a noi», spiega Dina Capozio, attivissima vicepresidente di Apollo 11 e presidente dell'associazione Abitanti di via Giolitti. «Occorre dare voce e recuperare i luoghi per farli vivere e spogliarli dal pregiudizio».
Se ancora non siete convinti, provate ad ascoltare la voce di Ribka Sibhatu, giovane poetessa eritrea. La sua "Aulò" è poesia musicale, un popolo raccontato in versi. Con qualche saggio consiglio, che, di questi tempi, dovremmo seguire tutti: "Amarsi in vita è l'antidoto alla morte".

Dimenticavo: un saluto a Federica, Fabiola e Greta. Che lavorano alacremente dietro le quinte.
Accorrete, cinefili e poeti, accorrete.

Pubblicato il 7/9/2005 alle 16.2 nella rubrica Post-it.

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