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Nel Paese di Lontano lontano


M.C. Escher, Hand with Reflecting Sphere, 1935

Nel Paese di Lontano lontano c'è un Governo di nove donne ministro e otto uomini.
Nel Paese di Lontano lontano il titolare della Difesa è una pacifista al settimo mese di gravidanza.
Il Paese di Lontano lontano ha ritirato le truppe dall'Iraq quindici giorni dopo il voto, promessa elettorale subito mantenuta.
Nel Paese di Lontano lontano la legge permette agli omosessuali di unirsi in matrimonio e di adottare figli.
Nel Paese di Lontano lontano sono stati istituiti tribunali speciali per giudicare rapidamente i casi di violenza sulle donne.

Da ieri il Paese di Lontano lontano è diventato Lontano lontanissimo.
Diciamoci la verità: se avesse vinto il centro-sinistra sarebbe rimasto distante. Perché i due anni del Governo Prodi hanno lasciato molti con l'amaro in bocca erodendo, invece di rafforzare, l'elettorato di sinistra. La Casta è ingrassata come non mai, le riforme sono state poche e mal condotte, la legge elettorale non è stata modificata, il conflitto d'interessi non è stato neppure messo sul tavolo della discussione. Non è arrivato alcun segnale concreto di lotta alla criminalità organizzata, il vero cancro che attanaglia l'Italia (come dare torto a Roberto Saviano?). La condizione femminile è rimasta identica, se non addirittura peggiorata, complice la cronica sottorappresentanza in Parlamento e nei partiti, l'aumento del precariato e il nuovo boom di stupri, omicidi e violenze.

Le urne hanno punito questi governanti mosci e imbolsiti, nonostante gli sforzi di Veltroni. Hanno punito la sinistra-che-non-c'è-più, i fantasmi di Bertinotti e le divisioni tra i comunisti. Hanno punito persino l'Udc, i cattolici marionette del Vaticano, i pluri-indagati candidati con nonchalance. E hanno premiato la Lega, verde trionfatrice d'aprile, con la sua simbologia medievale, le allusioni secessioniste, i fucili da imbracciare e il mito del federalismo fiscale: le tasse si trasformino in servizi per chi lavora e le paga, non per chi campa "a scrocco" come quei burini del Sud. Messaggi semplici, seppur inquietanti: lo ha sottolineato con la solita intelligenza Marco Travaglio, dicendo pane al pane e vino al vino.

E' la Lega il nuovo partito proletario, votato dagli operai di Valdagno, Schio e San Pietro Mussolino, come fa notare il sempre bravissimo Gian Antonio Stella sul Corriere della sera di oggi. E' sempre la Lega la voce dell'insofferenza borghese dei professionisti lombardi e veneti, schifati dalla monnezza napoletana e diffidenti verso i lazzi berlusconiani.

Stiamo raccogliendo oggi i frutti di quanto abbiamo seminato finora: una scuola che ha perso la capacità di "educare", limitandosi nei casi migliori a "socializzare"; una famiglia schizofrenica, stretta tra le derive integraliste del cattolicesimo dogmatico e le frane disgregatrici tipiche della società liquide; una politica inetta e autoreferenziale, chiusa nella logica del potere per il potere; una televisione deprimente eppure consolatoria per le migliaia di nuove solitudini, che ripropone a perdifiato gli stereotipi delle donne vallette e degli uomini forti; un sistema sindacale vecchio e inutile, tenace nella difesa ottusa di un'idea di lavoro che non esiste più; un Mezzogiorno sempre più Sud, inabile al rinnovo e al risveglio, impossibilitato a ripulirsi dalle croste di mafia, camorra e 'ndrangheta.

Questo è il posto in cui nasceranno e cresceranno i nostri figli. E' a loro che pensiamo con tristezza e amarezza, sperando di poterli portare presto nel Paese di Lontano lontanissimo. Per imparare che la speranza di un mondo migliore dev'essere l'ultima a morire.

Pubblicato il 15/4/2008 alle 15.32 nella rubrica Italia nostra.

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