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Memorie minime da un Paese a pezzi

Ieri la Banca d'Italia ha scoperto l'acqua calda: gli stipendi degli italiani sono fermi dal 2000. Gli unici ad arricchirsi sono i lavoratori autonomi, grazie all'evasione fiscale sostenuta da condoni e sanatorie (un must delle Finanziarie del Governo Berlusconi). Ma dai. Non ci eravamo proprio accorti di guadagnare la stessa cifra da otto anni a questa parte, mentre attorno continua a lievitarci indisturbato il prezzo di ogni bene di consumo, dal pane al biglietto del cinema. Non ci eravamo avveduti dell'impossibilità di risparmiare e della necessità assoluta di indebitarci per avere una casa, costruire una famiglia, pensare al futuro.

Venerdì scorso un'amica ci ha telefonato per commentare la caduta del Governo Prodi. Era a pezzi. Aveva persino pianto mentre al Senato l'opposizione di centro-destra stappava bottiglie, scambiando come sempre il Parlamento per casa propria. Le abbiamo risposto cinici: "Un Governo che esordisce con un carrozzone di 102 componenti e Clemente Mastella al ministero della Giustizia non poteva non finire così". Non siamo dispiaciuti, no. Siamo terrorizzati, e mica soltanto da Berlusconi.

Non riconosciamo meriti al Governo Prodi. Eravamo contrari all'indulto, per cui neppure quella misura ci rende fieri di aver votato il centro-sinistra. Aspettavamo la legge sul conflitto di interessi, la cancellazione della vergognosa legge elettorale approvata nella precedente legislatura, il varo di riforme organiche e intelligenti sui temi cruciali per il futuro del Paese: l'immigrazione, la scuola e la ricerca scientifica, il rilancio del Mezzogiorno, la lotta alle mafie. Niente.

Nell'ultimo anno sono stati pubblicati due libri illuminanti che le Camere avrebbero dovuto adottare come sussidiario per i loro smemorati, quando non delinquenti, ospiti: "Gomorra" di Roberto Saviano e "La casta" di Gian Antonio Stella. Curiosamente, l'eclisse del Governo Prodi si è verificata mentre la Campania muore sommersa dai suoi rifiuti (una potentissima metafora, come ha scritto Michele Serra) e mentre una procura azzera l'Udeur, il partito simbolo della casta, degli intrecci tra famiglia e potere, della politica intesa come scambio di favori.

"Gomorra" e "La casta", là c'era già scritto il finale. Tristo, solitario y final, ha titolato un giornale all'indomani della mancata fiducia a Palazzo Madama. Pieno di detective Marlowe da quattro soldi, privo di colpevoli. Con i delicati temi di bioetica - dall'interruzione di gravidanza alla fecondazione assistita - utilizzati con la complicità della Chiesa come strumenti di distrazione di massa. Ritorna l'Italia delle banane: nessuna responsabilità, Mastella scivola con nonchalance da Prodi a Berlusconi, Dini (ci pensate? Dini?) fa il bello e il cattivo tempo, Fisichella torna all'ovile, Veltroni disperato e impreparato tenta con ogni mezzo di scongiurare le urne. Un teatrino penoso, in cui si aggirano le stesse maschere del 1994. Ma un Paese senza ricambio è un Paese senza avvenire. Dimenticare gli onesti, bastonarli e tartassarli confidando nella loro pazienza e in una buona dose di rassegnazione significa distruggere la parte sana della mela. Che terribile miopia.

Almeno una ventina, tra amici e familiari, ci ha confidato un sogno che abbiamo espresso anche noi stessi: trasferirsi in Spagna. Viva Zapatero.

Pubblicato il 29/1/2008 alle 13.50 nella rubrica Italia nostra.

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