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Bianco e nero, evviva la semplificazione

Il titolo, a dispetto del sottotitolo che campeggia nella locandina, dice già tutto: bianco e nero, eliminiamo i grigi, semplifichiamo in nome della leggerezza.
Dopo "La bestia nel cuore" Cristina Comencini torna nelle sale con un altro film che non convince affatto, vittima di un equivoco che ormai affligge tanta produzione cinematografica italiana: l'equazione tra commedia e superficialità.
E così parte un inno ai luoghi comuni: la nera bellissima pantera, colta, ricca e impiegata in ambasciata (troppo difficile raccontare l'integrazione degli altri: la sorella parrucchiera dietro via Giolitti, succube di un marito maschilista e traditore, resta una macchietta sullo sfondo, senza rapporti con i bianchi). Lo scialbo maschio italico (Fabio Volo), sposato senza un motivo (nulla si lascia intendere del suo rapporto con la moglie, interpretata da Ambra Angiolini), padre senza particolari impegni, subito stregato dalla pantera. Il loro innamoramento è tutto sessual-animalesco: la curiosità di lei per il corpo di un bianco, l'impossibilità per lui di resistere alla tempesta ormonale, manco avesse quattordici anni.
Alle loro spalle famiglie senza spessore e altre macchiette in libertà, in un trionfo di cliché e isterismi, esaltato da attori per caso: l'unica a salvarsi è Anna Bonaiuto, che tra Katia Ricciarelli, Volo e Ambra pare una stella in una discarica.

Viene il magone pensando che quarantuno anni fa Stanley Kramer dirigeva Sidney Poitier, Spencer Tracy e Katherine Hepburn in "Indovina chi viene a cena". Forse la Comencini se lo è dimenticato. O forse vive le drammatiche dinamiche dell'integrazione mozza, del razzismo strisciante e dilagante, delle metropoli che cambiano pelle nell'indifferenza generale come un giochino di seduzione altoborghese. Una scopata e passa la paura.

Pubblicato il 14/1/2008 alle 16.45 nella rubrica Cinemascopico.

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