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Quell'Officina Italia tutta maschil(ista)

Con un'intera pagina il Corriere della Sera di ieri ci ha ricordato che si è aperta a Milano Officina Italia, questo cantiere creativo della letteratura militante, questa "tre giorni che spacca l'inedia del panorama culturale milanese" (annuncio testuale di Giuseppe Genna), questo felice ritrovo di amici e amichetti (commento nostro, di cui ci assumiamo la responsabilità).
Tutti bravissimi autori, per carità. Ecco l'elenco:

Alessandro BARICCO
Carlo BONINI
Pietrangelo BUTTAFUOCO
Luciano CANFORA
Diego DE SILVA
Marcello FOIS
Giuseppe GENNA
Carlo LUCARELLI
Maurizio MAGGIANI
Giancarlo MAJORINO
Marco PHILOPAT
Alessandro PIPERNO
Gabriele SALVATORES
Roberto SAVIANO
Antonio SCURATI

Abbiamo le nostre preferenze, ovviamente: Saviano più di Piperno, ad esempio, Scurati più di Lucarelli. Ma queste sono quisquilie, pourparler da casa bloGodot.
Ci preme sottolineare un altro particolare, evidentemente sfuggito ai più. Tra gli illustrissimi autori incaricati di scuotere la grigia gabbia invecchiata della cultura nostrana non c'è neppure una donna.
Allora, già affranti ma non vinti, cerchiamo disperatamente nell'articolo sul Corriere uno straccio di scrittrice, un nome, soltanto un nome, anche del passato, pure straniero, una citazione a mezza penna, un'evocazione mitica. Niente di niente. Tranne la giornalista, autrice del pezzo. Che parte dai maschi protagonisti dell'Officina Italia per individuare i tre  gruppi maschi del potere letterario emergente: quello milanese (Scurati docet), quello romano (la scuola di Nuovi Argomenti) e quello "cannibale", a suo dire emarginato (Ammaniti, Scarpa&Co).
Ci chiediamo se non sia lo specchio di un Paese intero. Questa è la cultura? Questa è l'avanguardia di cui siamo capaci?

(Immagine: Ernst Ludwig Kirchner, Gruppo di artisti, 1926-27)

Sullo stesso argomento leggete anche qui e qui.
Per fortuna sono blog di uomini. Illuminati.

Pubblicato il 4/5/2007 alle 12.35 nella rubrica Femminismi.

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