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Le nostre poesie/ Trenta candele da soffiare

(la mia generazione)

sventravano cappelli la notte davanti al mare
gettavano gli ami dai terrazzi per pescare parole
era una caccia grossa all’amicizia
era un’imboscata alla vecchiaia

me li ricordo i muscoli frementi e tesi
gli odori del gel e dei sudori
rossori al contatto con pelle nuova
le ragazze profumavano di phon

i denti erano sempre in primo piano
(mica come ora)
i denti trofei di una battaglia vinta
perché non combattuta ancora
i denti delizia della lingua, e marmo

criselefantino ripetuto a scuola – la vergogna
di sapere la risposta. meraviglia
oggi quell’ansia di uguaglianza senza voglia
di vestire completi e distinzione

il doppiopetto avrebbe marciato a marzo
e scatenato quei hiarori:                              
di grazia, all’improvviso, un Arlecchino grigio        
s’impadronì di loro scalzò i furori vinse allori

quale è stato il volo, dove è morto
quando han perso l’ossuta distrazione
chi ha sbagliato la conta delle more:
trenta candele da soffiare, mosche in mano

una metà sprecata del cammino
come una mezza mela marcia
e l’altra ancora da addentare
tra le braccia fioche di papà futuro.

© emmeper

Pubblicato il 1/2/2007 alle 19.52 nella rubrica Le nostre poesie.

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