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Amarcord/ Un giorno di novembre, a Milano


Georgia O'Keeffe, Oriental Poppies,1928

Segretamente aspetto l'istante in cui torni bambina, quando uno stupore rosso ti incendia il viso, e mi commuovo.
Ecco, succede per esempio
davanti a questo trompe-l'oeil, quest'inganno prospettico dagli stucchi dorati, un capolavoro che aspetta silenzioso da cinquecento anni di farti meravigliare.
Certo deve essere facile tornare bambina, quando si hanno quelle mani piccole e brune, quelle dita frenetiche che cercano sempre i capelli e non trovano mai le chiavi.
Basta questa audace illusione di profondità e se potessi, lo giuro, ne metterei su una al minuto.
Ti farei guardare l'orizzonte seguendone la curva, finché non riusciresti a vederti le spalle.
Prenderei la gente e la farei baciare, e ci vedresti l'amore.
Farei loro stringere le mani, e ci vedresti la fiducia.
Li farei parlare, e direbbero la verità.
Ma ho solo questo finto coro di un artista antico, che aveva il dubbio tra scultura e architettura e ha deciso di risolverlo dipingendo.
Dicono che l'ideale sarebbe superare la bussola d'ingresso, fermarsi all'inizio della terza campata e chiudere un occhio.
Ma ora c'è la messa, forse è meglio non disturbare, andiamo altrove ad accendere un'altra candela.
La mia fortuna di te.
Usciamo e stanno domandando di scambiarsi un segno di pace, dammi le mani piccole e brune, da bambina, fa parecchio freddo, lascia che le stringa forte.

Forte.

aven ©

Pubblicato il 26/1/2007 alle 19.2 nella rubrica Amarcord.

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