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Niente versi per il week-end

Esistono - esistono proprio - quelle fasi d'attesa lunare, in cui tutto sembra mollemente sospeso, sempre sul punto di risolversi, come una cascata di cui non si vede la fine. Come queste pennellate di Morris Louis, vetro soffiato lasciato scivolare sulla tela, foulard semitrasparenti appesi a sventolare su un davanzale evanescente.
Esistono i momenti in cui si percepisce un cambiamento che ancora non c'è, un presagio di cambiamento,  un codice decrittato tutto, tranne l'ultima frase, un libro di cui mancano le pagine finali, la Commedia in cima alla penultima terzina, al fulgore, prima di sciogliersi nel tripudio vorticoso della luce-amore.
Non c'è tensione negativa, le ombre si allontanano come i fiocchi di polline in questa primavera sbocciata tardi. Ma è forte il desiderio di premere "stop" e fermare la scena, per godersela più a lungo così, immortalandola quando ancora non si è trasformata in quell'altro, ignoto, cui prelude.
E' per questo che non ci sono versi per questo week-end, che la poesia vorremmo respirarla viva, mentre si fa. Pura poiesis.

Pubblicato il 19/5/2006 alle 19.5 nella rubrica Pennellanea.

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