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bloGodot [ Godot è arrivato e non ci piace ]
 



Mantra mattutino

ESTRAGONE Didi.

VLADIMIRO Sì.

ESTRAGONE Non posso più andare avanti così.

VLADIMIRO Sono cose che si dicono.

ESTRAGONE Se provassimo a lasciarci? Forse le cose andrebbero meglio.

VLADIMIRO C’impiccheremo domani. (Pausa). A meno che Godot non venga. ESTRAGONE E se viene?

VLADIMIRO Saremo salvati. (Vladimiro si toglie il cappello – che è quello di Lucky – ci guarda dentro, ci passa la mano, lo scuote, lo rimette in testa).

da "Waiting for Godot", Samuel Beckett


Mantra notturno

Che cosa significa “la realtà”? [...] A volte sembra nascondersi dietro forme troppo lontane perché ci sia possibile capire la loro vera natura. Ma qualunque cosa essa tocchi, viene fissata e resa permanente. E' questo che ci resta, quando abbiamo gettato dietro la siepe la buccia vuota del giorno; è questo che ci resta del tempo passato, dei nostri amori e delle nostre avversioni.

da “Una stanza tutta per sé”, Virginia Woolf



Per non morire mai

And did you get what
you wanted from this life, even so?
I did.
And what did you want?
To call myself beloved, to feel myself
beloved on the earth.

E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.

"Late fragment", Raymond Carver



Per avere una meta

L'atlante del Gran Kan contiene anche le carte delle terre promesse visitate nel pensiero ma non ancora scoperte o fondate: la Nuova Atlantide, Utopia, la Città del Sole, Oceana, Tamoé, Armonia, New-Lanark, Icaria.
Chiese a Marco Kublai: - Tu che esplori intorno e vedi i segni, saprai dirmi verso quale di questi futuri ci spingono i venti propizi.
- Per questi porti non saprei tracciare la rotta sulla carta né fissare la data dell'approdo. Alle volte mi basta uno scorcio che s'apre nel bel mezzo d'un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s'incontrano nel viavai, per pensare che partendo di lì metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d'istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie.
Se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla. Forse mentre noi parliamo sta affiorando sparsa entro i confini del tuo impero; puoi rintracciarla, ma a quel modo che t'ho detto.
Già il Gran Kan stava sfogliando nel suo atlante le carte delle città che minacciano negli incubi e nelle maledizioni: Enoch, Babilonia, Yahoo, Butua, Brave New World.
Dice: - Tutto è inutile, se l'ultimo approdo non può essere che la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente.
E Polo: - L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
da "Le città invisibili", Italo Calvino



5 maggio 2010


"Fare diligente inquisitione"

A chi nutrisse ancora qualche dubbio sull'origine dei "mali" italiani e sui buchi neri della Chiesa di Roma consigliamo vivamente la lettura del libro "Fare diligente inquisitione - Gian Pietro Carafa e le origini dei chierici regolari teatini" (collana Studi e ricerche, Università di Roma Tre, 23 aprile 2010). Non soltanto perché lo ha scritto uno storico di cui abbiamo l'immensa fortuna di essere amici, Andrea Vanni (con lui e sua moglie Valentina i nostri fine settimana sono sempre ricchi di scambi fertilissimi), ma soprattutto perché leggendolo si ha davvero l'impressione che la nomenclatura e i metodi del potere in Italia dal '500 a oggi non siano cambiati per niente. Lo strapotere della Chiesa e i mezzi spregiudicati con cui Carafa, il futuro Papa Paolo IV, riesce a raggiungere il soglio pontificio e a far primeggiare il ruolo della Santa Inquisizione sono gli stessi – forse addirittura più raffinati - di cui ogni giorno siamo costretti ad apprendere dai giornali. Quello strapotere e quei metodi tengono testa ancora oggi. E hanno dilagato OltreTevere, dal Vaticano ai palazzi della politica.

Sapete ad esempio chi ha inventato le "deleghe ad personam"? Proprio Gian Pietro Carafa, il protagonista del libro, quando, ancora cardinale, si faceva predisporre leggi su misura dal Papa di turno per poter indagare contro la presunta eresia, ma soprattutto quando aveva bisogno di liberarsi di preti e cardinali scomodi, che intralciavano il suo cammino. È così che nasce la Santa Inquisizione… Vi ricorda qualcuno?

L'altro protagonista del libro è Gaetano Thiene: un illustre sconosciuto, prima di questo libro (!). Prima di abbracciare l'intransigente ideologia carafiana, Gaetano si forma con un maestro davvero speciale: tale Battista da Crema, niente di meno che uno dei più importanti religiosi dell'epoca in odore di eresia, la cui opera fu messa all'Indice dallo stesso Carafa pochi anni più tardi. Anche Gaetano fu costretto a rimettersi in carreggiata per pura opportunità politica. Alrimenti avrebbe fatto una bruttissima fine, altro che santità.

Dalle pagine del volume emerge, come da un vulcano in eruzione, il magma da cui proveniamo, lo stesso che ha segnato la nostra storia: i servilismi, i nepotismi, il potere temporale di Santa Romana Chiesa, indiscusso ancora oggi - che svilisce anche il lavoro dei tanti che nella Chiesa portano avanti messaggi opposti e illuminati -, la capacità di occultare la verità da parte di tutte le fazioni pur di reiterare lo status quo, le violenze lecite e illecite di chi comanda.
Ma anche le forme di dissenso che, per forza di cose, sono le più svariate e trovano le strade più impensate per esprimersi. Quel dissenso "creativo" e ostinato che in fondo, nonostante tutto e per fortuna, trova sempre il proprio modo di giungere fino a noi. Grazie anche al lavoro forsennato di un giovane e testardissimo storico.

Chi vuole ordinare il libro di Andrea può farlo qui:
http://www.viella.it/Edizioni/StudRic/StudRic_23.htm




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15 settembre 2008


Abbiamo perso un grande: addio a Dfw

Venerdì se n'è andato un grande: David Foster Wallace si è impiccato, aggiungendo il suo nome alla lunga lista degli scrittori geniali, come Cesare Pavese, che decidono di abbandonare questo mondo. Se n'è andato a 46 anni, lasciando un vuoto nella letteratura mondiale. Se n'è andato straniandoci e straziandoci, perché nei suoi libri avevamo trovato amici. Amici speciali, di quelli che ammiri senza invidie.
Un volume su tutti: "Considera l'aragosta" (Einaudi Stile Libero), inconfondibile copertina arancio. Un saggio su tutti: "Autorità e uso della lingua (ovvero, Politica e lingua inglese è ridondante)", 69 pagine di dottissima disquisizione sull'uso dell'inglese che avvincono come un giallo. Nello stesso libro Dfw pubblica il reportage, condotto per conto della rivista Rolling Stone, della campagna elettorale del 2000 al seguito del senatore John McCain: pagine attualissime per chi voglia sapere tutto sul rivale di Obama alle elezioni presidenziali statunitensi di novembre.
Così Dfw racconta la celebre prigionia di guerra di McCain:

Ecco cosa successe. Nell'ottobre del '67 anche McCain era un giovane elettore, e stava compiendo la sua ventiseiesima missione di combattimento in Vietnam quando il suo aereo A-4 SkyHawk fu abbattuto sopra Hanoi, e lui dovette usare il sistema di espulsione. Il che in pratica consiste nell'innescare una carica esplosiva che spara il sedile fuori dall'aereo, e l'espulsione gli spezzò entrambe le braccia e una gamba, e gli provocò una commozione cerebrale, e McCain cominciò a precipitare dal cielo di Hanoi. Cercate di immaginare per un secondo quanto male può fare una cosa del genere, e quanta paura, avete tre arti spezzati e state cadendo sulla capitale nemica che avete appena tentato di bombardare. Il suo paracadute si aprì in ritardo e atterrò violentemente nel laghetto di un parco in pieno centro di Hanoi. (Ancora oggi accanto a questo laghetto c'è una statua nordvietnamita di McCain, che lo ritrae in ginocchio, con le mani alzate e gli occhi impauriti, e sul piedistallo c'è una scritta: "McCain - famoso pirata dell'aria" (sic). Immaginate di guadare un lago con le braccia rotte, cercando di tirare il cordino del giubbotto di salvataggio coi denti, mentre una folla di nordvietnamiti nuota verso di voi (esiste un filmato di questo momento, qualcuno aveva una cinepresa casalinga, e il governo nordvietnamita lo ha reso pubblico, ma è sgranato e la faccia di McCain si vede male). La folla prima lo tirò fuori, poi per poco non lo uccise. I piloti di cacciambombardieri erano particolarmente odiati, per ovvie ragioni. McCain fu infilzato nell’inguine con una baionetta; un soldato gli ruppe una spalla con il calcio del fucile. Nel frattempo, il ginocchio destro gli si era piegato lateralmente a novanta gradi, con l’osso che spuntava. E’ tutto documentato. Provate a immaginare. Alla fine lo caricano su una jeep e lo trasportano a soli cinque isolati da lì, nel famigerato carcere di Hoa Lo – noto anche come Hanoi Hilton, quello di tanti film – dove gli fanno implorare un medico per una settimana, quindi gli ricompongono un paio di fratture senza anestesia, lasciandogli le altre due fratture e la ferita all’inguine (immaginate: ferita all’inguine) così come sono. Infine lo buttano in una cella. Provate per un momento a sentire tutto quanto. La totalità degli articoli e i servizi televisivi su McCain citano il fatto che ancora oggi non riesce ad alzare le braccia sopra la testa per pettinarsi, ed è vero. Voi però cercate di figurarvelo all’epoca, immaginate di trovarvi nei suoi panni, perché è importante. Pensate a quanto diametralmente opposto al vostro interesse personale sarebbe beccarsi una coltellata nelle palle e farsi ricomporre delle fratture senza un’anestesia generale, poi essere gettati in una cella a non fare altro che stare lì e soffrire, perché fu esattamente quello che successe.
McCain trascorse diverse settimane perlopiù a delirare per il dolore, e il suo peso scese a quarantacinque chili, e gli altri prigionieri di guerra erano sicuri che sarebbe morto; poi, dopo aver resistito così per vari mesi e dopo che le sue ossa si erano rinsaldate alla bell’e meglio e riusciva più o meno a stare in piedi, lo andarono a prendere, lo portarono nell’ufficio del comandante, chiusero la porta e di punto in bianco si offrirono di liberarlo. Dissero che poteva semplicemente... andarsene. Venne fuori che l’ammiraglio della Marina statunitense John S. McCain II era appena stato nominato capo di tutte le forze navali nel Pacifico, Vietnam incluso, e i nordvietnamiti volevano realizzare un colpaccio diplomatico liberando generosamente suo figlio, il piccolo assassino.
E John McCain III, quarantacinque chili e in grado a malapena di stare in piedi, declinò l’offerta. A quanto pare il Codice di condotta per i prigionieri di guerra diceva che i prigionieri andavano liberati nell’ordine in cui erano stati catturati, e c’erano altri che si trovavano a Hoa Lo da molto più tempo, e McCain si rifiutò di violare il Codice. Il comandante della prigione, per nulla soddisfatto, gli fece rompere le costole, ri-rompere il braccio e buttare giù i denti dai secondini, il tutto lì nel suo ufficio. Ma anche così McCain si rifiutò di andarsene senza gli altri prigionieri. Lasciate perdere i film in cui succedono cose del genere e provate a immaginarlo come qualcosa di reale: un uomo senza denti che rifiuta di farsi liberare. McCain a Hoa Lo ci passò altri quattro anni, quasi sempre da solo, al buio, in una speciale scatola grande quanto un armadio chiamata "cella punitiva". Forse questa storia l'avete già sentita; quest'anno è finita in un numero imprecisato di articoli e servizi su McCain. E' sovraesposta, sono d’accordo. Ma prendetevi lo stesso uno o due secondi per fare un po' di visualizzazione creativa, e immaginate il momento intercorso tra quando John McCain si vide offrire la liberazione anticipata e quello in cui lo rifiutò. Cercate di immaginare se al suo posto ci foste stati voi. Immaginate con quanta forza il vostro più basilare, primordiale interesse personale avrebbe gridato in quel momento, e tutti i modi in cui avreste potuto razionalizzare il fatto si accettare l’offerta: che differenza poteva fare un prigioniero di guerra in più o meno? Poi forse accettando avreste dato agli altri prigionieri una speranza e li avresti aiutati ad andare avanti, e insomma, pesate quarantacinque chili, tutti pensano che morirete da un momento all’altro, e di sicuro il Codice di condotta non si applica quando uno ha bisogno di un medico o altrimenti rischia di morire, e se riuscite a sopravvivere, uscendo di lì potreste promettere a Dio che d’ora in poi non farete altro che il Bene più assoluto, e renderete il mondo un posto migliore, e perciò per il bene del mondo è meglio accettare che rifiutare, e forse se papà non dovesse preoccuparsi delle ripercussioni su di voi qui in prigione potrebbe portare avanti la guerra in modo più aggressivo e concluderla prima e quindi risparmiare vite perciò sì forse potreste effettivamente salvare delle vite se accettate l'offerta e uscite vs. a che scopo stare qui in una scatola a farsi picchiare a morte e a proposito oddio immaginatevelo un dottore vero e una vera operazione con gli antidolorifici e le lenzuola pulite e la possibilità di guarire e finire quest'agonia e rivedere i vostri figli, vostra moglie, sentire il profumo dei capelli di vostra moglie... Riuscite a sentirlo? Cosa succederebbe nella vostra testa? Avreste rifiutato l’offerta, voi? Ci sareste riusciti? Non potete averne la certezza. Nessuno di noi può averla. E' difficile persino immaginare il livello di dolore e paura e desiderio in quel momento, figuriamoci sapere come avremmo reagito. Nessuno di noi può saperlo.
Eppure, vedete, noi come reagì quell'uomo lo sappiamo. Sappiamo che scelse di passare altri quattro anni in quel posto, quasi sempre in una scatola buia, da solo, battendo sui muri per mandare messaggi agli altri, piuttosto che violare un Codice. Forse era pazzo. Il punto però è che, nel caso di McCain, uno ha la sensazione di sapere, come fatto dimostrato, che lui è capace di consacrarsi a qualcosa di diverso, qualcosa di più del suo interesse personale. Tanto che oggi, quando nei discorsi pronuncia quella frase, uno ha la sensazione che forse non si tratta dell'ennesima fuffa da candidato, che detta da questo tizio forse è la verità.

Sia chiaro: Dwf non può certamente dirsi un conservatore. Non è neppure un giornalista politico. Semplicemente, racconta la storia di McCain con gli occhi dello scrittore e il cuore dello statunitense, con la sua prosa così europea, così poco minimalista, così riflessiva. Si interroga, letterariamente, sull'uomo McCain alla luce del suo passato.
Stasera consideriamo l'aragosta in suo onore, pensiamo alla sofferenza del crostaceo costretto a bollire vivo nelle pentole degli umani (nel saggio che dà il titolo al libro descrive il Festival dell'aragosta del Maine), rispettiamo l'immenso dolore di chi non sopporta di continuare a vivere.
Venerdì abbiamo perso un talento che dava al mondo una marcia in più. 

Per conoscerlo meglio:
Da domani memorie e aneddoti su McSweeney's, la rivista della casa editrice fondata da Dave Eggers.
Lo speciale pubblicato in tempi non sospetti da Mininum Fax.




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28 dicembre 2007


"Si sta come a Natale"



Quest'anno abbiamo deciso di regalare le nostre parole, insieme a quelle degli amici che lavorano gratuitamente per vibrisselibri. Ventuno storie per grandi e piccini. Ventuno racconti raccolti sotto l'albero. Alla generosa curatrice, Ramona Corrado, e alla sua straordinaria sensibilità, va tutta la nostra gratitudine.

Buone feste, buon 2008 e buoni libri.




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17 dicembre 2007


Leggo e videoracconto: Grenar su Una tragedia negata

 

Anni 70, terrorismo e vittime dimenticate. Ricordate il saggio "Una tragedia negata" di Demetrio Paolin, edito da vibrisselibri, scaricabile gratuitamente qui e pronto ad approdare in libreria con Il Maestrale? Il nostro Grenar lo ha raccontato per immagini, come aveva già fatto per "Tana per la bambina con i capelli a ombrellone", in questo splendido booktrailer. 
Vedere per credere. Indignarsi ancora per la nostra storia oscurata. E verificare come vibrisselibri segua i suoi Autori sempre, anche quando - come speriamo avvenga per tutti - salgono agli allori della carta.

P.S. Poiché gli Autori di vibrisselibri, oltre ad essere bravi e "mostruosi", sono anche poliedrici, vi invitiamo a curiosare tra le creazioni di Eugenio De Medio, autore di "Nenio".  Tra poco noi avremo i papaveri sulle nostre pareti. Come regalo di Natale ci pare bellissimo.





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28 novembre 2007


AAA. Lettori cercansi


Vi piace leggere? Volete dare una mano al Comitato di lettura di vibrisselibri?
Scrivete al Comitato di lettura (comitatodilettura.vibrisselibri@gmail.com), indicando quale potrebbe essere, in linea di massima, la vostra disponibilità (ovvero quanti dattiloscritti pensate che potreste realisticamente leggere: uno alla settimana, quattro all'anno, tre al mese ecc.). Tenete conto che la lettura di un dattiloscritto comporta anche la redazione di una breve scheda.
Nella lettera vi chiediamo anche di dirci chi siete, e di aggiungere tutte quelle altre informazioni che ritenete possano servire (ad esempio: se avete esperienza editoriale, se avete gusti di lettura specifici, se avete particolari competenze, se avete una formazione letteraria, se leggete in cucina o al pub, eccetera).
Spedita la lettera, riceverete subito una breve risposta automatica (se non la ricevete, vuol dire che qualcosa è andato storto nella spedizione della vostra lettera). Successivamente il Comitato (nella persona del Decone Lucio Angelini o di uno dei suoi vice, Luca Tassinari e Giuseppe Mauro) si farà vivo con voi. E a quel punto cominceranno i dolori.
Riceverete via email un dattiloscritto. Vi sarà chiesto di leggerlo e di redigere una scheda di lettura. La scheda sarà valutata dal Comitato, che deciderà se accettarvi o no come Lettori di vibrisselibri.
Se sarete accettati, auguri e buon lavoro. Se non sarete accettati, grazie mille per la disponibilità e scusate per il disturbo.

Per domande e obiezioni leggere
qui.
Per informazioni su vibrisselibri leggere
qui.
Per tutti gli ulteriori chiarimenti chiedete pure a noi (
blogodot@yahoo.it).




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3 ottobre 2007


Il sesto "senso" di vibrisselibri


E siamo a sei. Sei libri-bambini, sei figli partoriti ogni volta con un'emozione da novellini, sei opere a nostro avviso uniche, comunque meritevoli del lavoro volontario e gratuito dei 38 instancabili vibrisselibrai che li selezionano, li editano e li promuovono. Sei mondi possibili disponibili gratuitamente sul sito di vibrisselibri.
Il sesto nato si chiama "I nomi sacri" ed è un mystery corale scritto da Riccardo Ferrazzi. Sappiamo che ormai dire "mystery" fa venire subito in mente "Il Codice da Vinci", e un elemento del best-seller di Dan Brown indubbiamente ricorre anche nel romanzo di Ferrazzi: la ricerca della sapienza, la caccia al segreto che spalanchi la porta della conoscenza.
Il resto, però, è altro. Gli amanti dei fumetti potranno ritrovarci le atmosfere di Dylan Dog, gli appassionati di favole la struttura tipica descritta da Vladimir Propp, i cinefili come noi il sapore corale dei film di Robert Altman.

Il protagonista, Giorgio, è un avvocato sull’orlo di una profonda depressione. Durante un viaggio di lavoro a Costanza acquista un manufatto d’avorio in un negozio d’antiquariato. Un gesto semplice, apparentemente casuale, che cambia i connotati alla sua esistenza. Facendogli incrociare le vite di altri personaggi singolari: un bizzarro antiquario, un neurologo con il pallino del bridge, un affarista senza scrupoli, un professore discendente dell’ultimo imperatore bizantino. E donne, tante donne, come sfaccettature di uno stesso prisma che lo attirano e lo confondono, gradini di un percorso iniziatico verso la conoscenza.

Giorgio è Alice nel Paese delle meraviglie, spesso poco piacevoli. Finirà per sapere di non sapere, nella scena finale, eclittica, che vi consigliamo assolutamente di arrivare a gustare. Anche perché ogni lettore potrà leggerla come vuole.

"I nomi sacri" è il nostro sesto "senso", perché sono i libri che siamo in grado di offrirvi a giustificare il nostro impegno, a riempirlo di significato. Leggeteli tutti, se potete, anche quelli che siamo riusciti e riusciremo a portare sulla carta, con la soddisfazione strappata agli editori di non toglierli dal sito.
E' cultura offerta gratuitamente, una mosca bianca dentro un mondo in cui tutto, ma proprio tutto, è a pagamento.




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30 agosto 2007


Leggo e videorecensisco: Grenar su Tana




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3 agosto 2007


Vibrisselibri s'inCarta

Ci avevamo scommesso e le abbiamo dato l'anima, ma la nostra "creatura anfibia" ci ha ampiamente ricompensato. Due dei cinque libri editi da vibrisselibri in appena otto mesi di vita e scaricabili gratuitamente sul web approderanno in libreria. Il romanzo "Tana per la bambina con i capelli a ombrellone" di Monica Viola sarà pubblicato da Rizzoli a febbraio 2008. Il saggio di Demetrio Paolin "Una tragedia negata. Il racconto degli anni di piombo nella narrativa italiana" uscirà a marzo con Il Maestrale.

Per capire la gioia che per noi significa questo "passo cartaceo" provate a immaginare cinquanta papà e cinquanta mamme dello stesso bimbo, tutti intorno alla culla del neonato che ha emesso il primo vagito (no, non è la scena finale di Rosemary's Baby, tranquilli).

La vittoria è doppia. Perché avevamo scommesso di poter "pungolare" gli editori convincendoli a pubblicare su carta i nostri libri, accuratamente selezionati dal Comitato di lettura, ma avevamo anche indicato lo spazio per sperimentare nuove soluzioni, indicando le opportunità offerte da quell'enorme caotico camaloentico pianeta che è Internet. Ebbene: l'originalità del passaggio su carta di Paolin e Viola sta anche nel fatto che le versioni originali dei loro testi resteranno accessibili gratuitamente sul sito di vibrisselibri. Nessun oscuramento, nessuna improvvisa scomparsa dalla rete.

Ci preme ringraziare tutti. Quelli che si sono accorti di vibrisselibri, i tanti autori che ci hanno accordato fiducia inviandoci i loro manoscritti e che hanno dovuto pazientare (siamo tutti volontari che mettono a disposizione di vibrisselibri il proprio tempo libero), i giornalisti che hanno parlato di noi, gli editori che hanno raccolto la nostra sfida. Ma soprattutto i nostri compagni di viaggio, da Giulio Mozzi, ideatore e presidente dell'associazione, nonché Capitano di questa ciurma di folli, alla vulcanica Gaja Cenciarelli, egregiamente al timone della redazione, dai Deconi che guidano il Comitato di lettura (Lucio Angelini, Luca Tassinari, Giuseppe Mauro) agli amici che abbiamo conquistato strada facendo. Inviamo un saluto particolare a Stefania Nardini, che è sempre nel nostro cuore.

Come dice Giulio, la cosa interessante è che la pubblicazione in rete dei nostri libri ha provocato reazioni, recensioni e discussioni non solo in rete ma anche nella stampa, dimostrando che questi libri un loro pubblico ce l’hanno. "Non siamo anime belle - tiene a precisare il Capitano - ma una muta di cani da tartufo". Andiamo a caccia di libri preziosi, rari, fuori norma. Ci sta persino spuntando la coda.

Chi all'inizio del nuovo anno s'aggirerà in libreria e vedrà Tana per la bambina con i capelli a ombrellone o Una tragedia negata, per favore, si fermi, li acciuffi e ci regali un sorriso a distanza.

Nel nostro catologo restano tre libri in cerca di carta:
El largo adìos di Andrea Comotti (prima parte de L’organigramma, romanzo fantastico sulla strage di Piazza Fontana)
Nenio di Eugenio De Medio, la storia di un uomo violato e della sua ricostruzione;
Appuntamento con il notaio / Paura della notte, i racconti in versi di Alessio Paša.

Ed è già in cantiere un nuovo libro, il romanzo I nomi sacri di Riccardo Ferrazzi.
In somma: noi mica ci fermiamo qui.

L'immagine tratta dalla mostra itinerante "Donne di carta", curata da Fiorenza Dallari




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11 maggio 2007


Segnalazioni in ordine sparso

La storia di vibrisselibri firmata e filmata da quel geniaccio di Grenar: www.vibrisselibri.net.
Guardate il video!
(Per dimostrare che siamo veramente matti e per sfatare il mito che per fare cose buone e giuste ci vogliano i soldi)

Si può tradurre in versi la quotidianità? Può la poesia cantare l'ordinarietà? Alessio Paša ci è riuscito egregiamente: ecco il nuovo libro pubblicato da vibrisselibri, disponibile gratuitamente sul sito
(Per dimostrare quali meravigliosi esperimenti crescano sul web)

I veneti possono toccare dal vivo alcuni protagonisti di vibrisselibri: venerdì 18 maggio 2007, alle ore 18, Monica Viola sarà a Padova per presentare presso il Café au Livre di via degli Zabarella 23 il suo romanzo Tana per la bambina con i capelli a ombrellone. Saranno presenti anche Giulia Tancredi, della redazione di vibrisselibri, e Giulio Mozzi.
(Per dimostrare che non siamo soltanto virtuali)

Raccontare il corpo non è cosa di tutti i giorni: i redattori di BombaSicilia hanno provato a mapparlo, dalla nuca alle natiche. In un viaggio da "Vili e intestinali", a cura di Andrea Brancolini.
(Per provare che i creativi non badano soltanto all'anima)

Buon fine settimana a tutti. E buone letture.




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5 maggio 2007


Szymborska in carne e ossa



Fa uno strano effetto vedere i propri miti in carne e ossa. Fa ancora più impressione se sono leggende fatte di versi e di parole, che ci hanno consolato nei momenti neri, che veneriamo, che citiamo a proposito e non.

La nostra metà maschile, stamattina, ha finto di accompagnare la nostra metà femminile a fare una passeggiata e l'ha (letteralmente) trasportata a sorpresa nell'Auditorium del Goethe Institut. Lei è entrata, ha visto una scrivania con una decina di libri di poesie di Wislawa Szymborska, ne ha comprato uno (tanto per completare l'opera già abbondantemente presente nella nostra libreria) e poi ha strabuzzato gli occhi. Una locandina informava: "Wislawa Szymborska a Roma". Proprio là, proprio questa mattina.
Spaesamento maximo. La sala era gremita di italiani e di polacchi, quando la Poetessa è avanzata verso il tavolo dei relatori. Una donna di 84 anni che più minuta e più solare non si può, avvolta in una camicia maculata e in un sorriso tutto luce, esaltato dal rossetto rosso (un vezzo che aveva anche Colette, fino alla fine dei suoi giorni).
Ha letto in polacco dieci poesie, avvicendandosi con Pietro Marchesani, il suo fido traduttore per la casa editrice Scheiwiller (che festeggia trent'anni di attività e una nuova vita: è stata appena rilevata da FedericoMotta-Il Sole 24 Ore):
Le donne di Rubens
Epitaffio
La gioia di scrivere (che meraviglia gli ultimi versi: "la gioia di scrivere, il potere di perpetuare/la vendetta di una mano mortale")
Discorso all'ufficio oggetti smarriti
Compleanno
La moglie di Lot
La cipolla
Ad alcuni piace la poesia
Incidente stradale
Statua greca

Non possiamo dilungarci sulla musicalità dei suoi versi in polacco (un'altra poesia, verrebbe da dire, nonostante non capissimo una sola parola), né sulla straniante consapevolezza di avere di fronte la Poetessa più presente nella nostra quotidianità, l'autrice dei componimenti che rileggiamo compulsivamente, la creatrice di una lingua poetica nuova, che usa l'ironia per fare poesia.
Vorremmo soltanto testimoniare qualcosa che la ha resa ai nostri occhi ancora più grande. Wislawa Szymborska, premio Nobel per la letteratura, non ha detto una sola parola su se stessa. Non ha fiatato sulla sua opera. Le uniche parole che ha speso sono state per il suo traduttore.
"A lui - ha detto - devo metà, se non più, del mio successo. E' un poeta così bravo che gli ho chiesto se potevo leggere qualcuna delle sue poesie, insieme con le mie. Ma lui non ha voluto".  Lo ha ringraziato continuamente, fino alla conclusione della mattinata.

Abbiamo pensato all'arroganza dei tanti palloni e palloncini gonfiati che popolano il nostro "empireo" culturale. All'egocentrismo di molti dei nostri autori, celebri e meno celebri. E abbiamo accarezzato questa vecchietta con lo sguardo, quasi a volerla riparare dal tempo e dalla polvere, con lo smarrimento protettivo con cui si fissa la bellezza.




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